Una società australiana, la Usocial, vende pacchetti di «amici» agli utenti di Facebook, la piazza gremita di tavolini virtuali (lo spiego a chi non passa la metà del suo tempo davanti al computer) in cui persone più o meno affini si incontrano per ciacolare. Qualcuno si è già scandalizzato: del cinismo di chi vende e della vanità di compra. L’amicizia è un bene sacro e i beni sacri non si commerciano né si ostentano. Ma lo scandalo non esiste. Da ragazzi chi aveva il maggior numero di invitati alle sue feste? Il più brillante, istruito e intelligente o quello che poteva garantire la casa più grande, i genitori più assenti, lo stereo più rumoroso e la cantina più fornita? L’amicizia di massa è soggetta alle regole della convenienza. La Usocial ha tolto il velo dell’ipocrisia a una pratica diffusa da sempre. Gli «amici» si comprano: con il potere, la comodità e, appunto, i soldi.”
Il Buongiorno di Massimo Gramellini, La Stampa 5 settembre 2009
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